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art&culture
agosto 26, 2016

Due mostre in un luogo magico - Anto' e Attilio Quintili

Antò, Antonia Campi e Antonella Ravagli, 1911/1916

Nella parte “aerea” del Belvedere, è ordinata un’articolata serie di opere realizzate “a quattro mani” da Antonia Campi (storica ceramista, classe 1921), e Antonella Ravagli (importante artista faentina, classe 1963) che hanno condiviso il loro percorso con l’acronimo Antò.

Dopo il loro prestigioso primo lavoro del 2011, un pannello di 3 metri x 5 per i 150 anni dell’Unità d’Italia (Palazzo di Montecitorio), sono seguiti gli svettanti “totem” (2012, Palazzo Sertoli, Sondrio) e le “colonne” (2015) per il Concorso Internazionale della Ceramica di #faenza. Esposti pezzi unici e “di serie”: i “libri”, espressamente voluti da Campi per raccogliere le lettere intagliate di Ravagli; i “medaglioni” (di diverse altezze, riuniti come uno spartito musicale); i “quadri/tappeto”, che sposano le cornici della ceramista faentina agli storici collage tessili o materici di Campi. E, ancora, le “scatole” e i “fiori”, destinati sia alla costituzione di un’installazione/prato che a essere centrotavola, un grezzo unico stampo su cui le Antò possono intervenire a piacimento. A chiudere le ricerche con i ceramici avanzati.

ATTILIO QUINTILI: OFF-WHITE – BIANCO SPORCO

Un “viaggio nel mistero della materia”, nei cunicoli sotterranei intorno alle fondamenta della “ghiacciaia”, dove si scopre la motivazione del titolo dell’evento: bianca la porcellana “sporcata” dagli effetti dell’esplosione, il traumatico processo cui il ceramista umbro (già molto noto per la particolarità delle “sculture esplose”), la “spinge”, ottenendo un insospettato risultato; bianco ormai consunto l’intonaco dell’ipogeo. Aggirato il Belvedere, ecco la discesa: nella prima nicchia, la dea Iside, ovunque presente, una “nera” esplosione (un unicum), che ci racconta quasi il percorso precedente di Quintili. Si continua a scendere: altre nicchie e la “stanza del bianco” (sporco). Intrigante la serie di “esplosioni bianche” in porcellana, appese e collocate per terra, magicamente illuminate. Infine una porta “chiusa”, simbolica. E si risale, per uscire. Bianco Sporco è la metafora di un cammino di purificazione, cui la materia allude e ambisce proprio nel senso del processo interno alla forma e, in questo caso, alla sede espositiva.

Dove

A #faenza, nella Rotonda dell’architetto Costantino Galli: una “Torretta” - di fatto un belvedere a pianta circolare, al cui interno fu organizzata una ghiacciaia -, piccolo edificio fondamentale per la storia dell'arte del Neoclassicismo nell’Italia settentrionale, aperto per l’occasione da Muky (Wanda Berasi) che non solo l’ha salvato dalla demolizione, ma lo ha reso un luogo “vivo”, per ospitarvi degli eventi, da lei voluti e coordinati.

Chi è Muky

Trentina, discendente da una famiglia di origine austriaca, reduce da un’esperienza romana, per studiare e formarsi all'Accademia Tedesca di Villa Massimo, Muky (compagna e moglie di Domenico Matteucci), ha scelto #faenza come luogo privilegiato del suo vivere e operare. “Portatrice” di modernità nella cittadina romagnola, artista dalle multiformi sfaccettature e raffinata ceramista, vi anima un cenacolo/salotto.

Le mostre, dotate di cataloghi editi da Freemocco (Deruta), sono accompagnate da video anche nella “lingua dei segni”, nell’ambito del progetto freemocco - LIS - #arte in segni. Anche all’inaugurazione le presentazioni saranno “tradotte” da Paola Palombi. 

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