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ottobre 07, 2016 - Fondazione Musica Insieme

Giacomo Leopardi: canti

L’impegno divulgativo che ha portato Gruppo Unipol e #musica Insieme alla realizzazione di Baudelaire: I fiori del male nel 2014 e «Vorrei essere scrittore di musica»: Pier Paolo Pasolini poeta dei suoni nel 2015, prosegue questo autunno con una nuova rassegna di poesia e #musica, che si realizza con il patrocinio del Comune di #bologna e dell’Alma Mater Studiorum – Università di #bologna

Giacomo Leopardi: Canti – Musicali accordi e sovrumani silenzi, sarà incentrata su una delle figure più significative della letteratura italiana, Leopardi appunto, e sulla lettura integrale del libro della sua vita: i Canti. In questi trentasei componimenti, scritti dall’adolescenza alla maturità, egli, con una voce ancora attualissima, solleva i più urgenti interrogativi dell’umanità, l’ineffabilità dell’immateriale, la disperazione del dolore, il desiderio d’amore, il senso della morte. L’Unipol Auditorium di Via Stalingrado, già teatro delle due precedenti rassegne, salutate da un grandissimo successo di pubblico, ospiterà i quattro appuntamenti di questo nuovo ciclo, durante i quali alle poesie farà eco la #musica di Franz Schubert, compositore dalla sensibilità quanto mai affine a quella del poeta recanatese.

Sebbene ogni Canto sia di per sé un capolavoro assoluto, solo leggerli insieme, secondo la successione che lo stesso Leopardi ha voluto, restituisce a ciascuna poesia il suo ruolo di tessera fondamentale nel mosaico dell’umano che egli ha composto. Proprio tramite i versi, questi versi, Leopardi ci appare nella sua complessità, tra il fascino del sublime e il pessimismo più angoscioso: una complessità che solo la lettura integrale di quella che è indiscutibilmente una tra le raccolte poetiche più significative, amate e conosciute della letteratura mondiale, permette di comprendere.

Scritti tra il 1818 e 1836, i Canti compendiano infatti la sua opera poetica dalla giovinezza alla sofferta maturità, seguendo il suo itinerare tra Recanati, Firenze, Milano, Pisa e #bologna e Napoli, l’ultima tappa, in cui egli si spense. 

Molte sono le tematiche che Leopardi vi affronta: uomo di lettere, filosofo, conoscitore curioso e instancabile della cultura europea del suo tempo, da Goethe a Byron, a Foscolo e Madame de Staël, ma anche innamorato della classicità greca e latina, egli fu anche un critico e lucido osservatore della politica del suo tempo, con lo sguardo sempre rivolto alla dignità e alla gloria che l’Italia, erede di Roma, doveva assumersi il compito di perseguire. 

Il dibattito sulle arti fu sempre al centro della sua riflessione filosofica e nelle sue pagine egli ha dedicato ampio spazio ad affascinanti speculazioni sul significato della #musica, la «più universale delle bellezze». Nello Zibaldone dei pensieri scrive che essa «produce nell’animo un ricreamento, l’innalza, o l’intenerisce secondo le disposizioni relative o dell’animo o della #musica, immerge l’ascoltante in un abisso confuso di innumerabili e indefinite sensazioni». 

Nell’attribuire una veste musicale ai Canti di Leopardi è inevitabile pensare a Franz Schubert, cui lo accomuna già la biografia. Nati a distanza di un anno, rispettivamente nel 1798 e nel 1797, furono entrambi precocissimi enfant prodige, cresciuti in un ambiente provinciale che soffocava i loro aneliti di grandezza, per raggiungere una morte prematura che non ha però impedito loro di lasciare una prolifica produzione, imprescindibile testamento per le generazioni future. «Le mie creazioni – scriveva Schubert – sono il frutto della conoscenza della #musica e della mia conoscenza del dolore». In queste parole l’eco dei versi di Leopardi riverbera potentemente: i Momenti musicali, gli Improvvisi e i Quartetti che hanno reso celebreil compositore austriaco saranno, così, la cassa di risonanza dell’emozione insita nelle poesie, poiché, come scrive il poeta, essa «non esprime che lo stesso sentimento in persona, con la sua natural forza sui nostri affetti», capace di «svegliar l’entusiasmo e l’immaginazione», proprio laddove la parola diviene muta.

La lettura delle poesie sarà affidata a Giuseppe Cederna, uno dei più affermati attori italiani dei nostri giorni, sia sul palcoscenico che sul grande schermo. Premio Oscar con il film Mediterraneo di Salvatores nel 1991, ha partecipato a vari film tra cui La famiglia e Il viaggio di Capitan Fracassa di Scola, Marrakech Express di Salvatores, Il partigiano Johnny di Chiesa, Nine di Marshall, Maschi contro femmine e Femmine contro Maschi di Brizzi. Protagonista di fiction di successo, nel 2012 interpreta Ardito Desio in K2 – La Montagna degli Italiani e nel 2014 il magistrato Borrelli per la fiction SKY 1992. Attore e viaggiatore, Cederna si dedica anche alla scrittura: ha pubblicato Il Grande Viaggio, Piano Americano e, con il fotografo Carlo Cerchioli, Ticino, le voci del Fiume.

Ad interpretare le pagine pianistiche di Schubert sarà, nelle serate del 25 ottobre e del 24 novembre, Andrea Lucchesini, straordinario interprete, oggi all’apice di una solida carriera internazionale che lo ha visto al fianco di Claudio Abbado, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Daniel Harding, Charles Dutoit, Vladimir Jurowski, Myung-Whun Chung, Gianandrea Noseda e Giuseppe Sinopoli. Accademico di Santa Cecilia dal 2008, la sua attività musicale, contrassegnata dal desiderio di esplorare la #musica senza limitazioni, gli vale nel 1994 il riconoscimento dei musicologi europei da cui riceve – ad oggi unico italiano – il Premio Internazionale dell’Accademia Chigiana, mentre l’anno successivo il Premio “Abbiati” gli testimonia l’apprezzamento della critica italiana. 

Nella serata inauguraledel 18 ottobre e in quella del 10 novembre ascolteremo inveceil Quartetto Lyskamm, uno dei più richiesti e premiati ensemble italiani. Ospite dei più prestigiosi festival e sedi concertistiche tra cui la Società del Quartetto di Milano e il Festival MITO, Quatuors à Bordeaux, e Aldeburgh Music Festival in Gran Bretagna, è composto da quattro musicisti italiani (le violiniste Cecilia Ziano e Clara Franziska Schötensack, la violista Francesca Piccioni e il violoncellista Giorgio Casati), formatisi con il celebre Quartetto Artemis all’Università delle Arti di Berlino

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