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art&culture
maggio 03, 2017

Salvatore Nocera. Un decennio di ritardo a cura di Elisa Del Prete

Venerdì 19 maggio alle ore 18, inaugura a #bologna presso la Sala Ercole di Palazzo d'Accursio Salvatore Nocera. Un decennio di ritardo , la prima #mostra personale di Salvatore Nocera nella sua città natale, a cura di Elisa Del Prete. L’esposizione, nata da un’idea di Mario Giorgi, autore che ha conosciuto l'artista in vita, e realizzata grazie a Eva Picardi e alla madre Felicia Muscianesi, eredi testamentarie di Nocera, è promossa nell'ambito delle attività dell'associazione culturale Bologna per le Arti con il patrocinio del Comune di #bologna e della Regione Emilia Romagna. 





Nato a #bologna nel 1928 e trasferitosi a Parigi dalla fine degli anni Cinquanta, #salvatorenocera non esporrà mai in città, tranne che in alcune mostre collettive giovanili. Di indole riservata, lascia ben poche tracce del suo percorso, talvolta arrivando a distruggere le sue stesse opere. Vorace conoscitore, prediligeva il dialogo con pochi intimi amici alle occasioni mondane e condivideva le sue profonde passioni intellettuali durante instancabili conversazioni e passeggiate, uniche alternative alla lettura isolata e all'attività costante e quotidiana in studio. A quasi dieci anni dalla morte dell’artista, avvenuta nel 2008, sulla base di una documentazione ancora frammentaria e attingendo alle opere rinvenute presso alcune collezioni private, la #mostra Salvatore Nocera. Un decennio di ritardo propone dunque, attraverso una selezione finale di 40 tele, 30 disegni e alcuni scritti, un processo di riscoperta di una carriera artistica sfuggente durata quattro decenni, dalla fine degli anni Quaranta all'inizio degli anni Novanta, nell'intento primario di restituire alla città un patrimonio pittorico e librario fino a oggi nascosto.


Accompagna la #mostra un catalogo, il primo che ripercorre l'evoluzione della ricerca di #salvatorenocera restituendone un percorso critico e la dovuta legittimità anche grazie al testo critico di Graziano Campanini e alla presentazione della curatrice Elisa Del Prete.


Artista di ampia cultura e di inesausta curiosità, #salvatorenocera ha lasciato una preziosa biblioteca di oltre 8000 volumi che le eredi hanno deciso di destinare alla città per mezzo di una donazione alla Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna, mentre il MAMbo - #museo d'Arte Moderna di Bologna e il Museo MAGI'900 di Pieve di Cento acquisiranno in collezione alcuni dei lavori.  


Salvatore Nocera si forma come scultore frequentando lo studio di Ugo Guidi e il laboratorio di Cleto Tomba, realizzando piccole sculture in cera e bassorilievi per lo più raffiguranti volti di donna, soggetti che resteranno sempre tra i suoi favoriti anche quando, quasi subito, passerà al mezzo pittorico. 
A sostenerlo in questo periodo aveva trovato il maestro Virgilio Guidi, figura di riferimento accanto a Giorgio Morandi all'Accademia di Belle Arti di #bologna. Ed è grazie a lui, nel 1953, che realizza la sua prima #mostra bi-personale con l'amico e collega Emilio Contini presso una piccola galleria di Venezia, esponendo una serie di disegni a china.


Una ricca produzione di disegni scandisce con costanza la sua pratica e testimonia anch'essa un sguardo dall'impronta spesso voyeuristica a figure femminili a lui vicine, reinterpretate però attraverso riferimenti iconografici tratti dalla storia dell'arte rinascimentale: in uno dei dipinti in #mostra, dalla serie di spiagge adriatiche realizzate alla fine degli anni Cinquanta, la bambina in primo piano dal profilo classico e la posa scultorea ricorda con evidenza un putto michelangiolesco, così come la giovane Donna in nero (1959) forse indaffarata con un secchio in qualche occupazione casalinga diventa invece una Madonna di Cosmè Tura. 


Tale processo di riappropriazione di una #pittura storica si evidenzia anche nel trattamento della materia che rende i suoi quadri quasi trasparenti, leggere stratificazioni che sembrano scomparire e fanno pensare a preparazioni per affreschi o a quadri volutamente non-finiti. Da sempre in auto-formazione, l'artista attinge a riferimenti colti provenienti anche da altri ambiti di ricerca, la poesia prime tra tutte ma anche il cinema e la fotografia, che confluiscono nella preparazione dei suoi soggetti, mai ritratti dal vivo ma sempre frutto di una rielaborazione di appunti e memorie.


Muovendo dalla figurazione iniziale, verso la metà degli anni Sessanta Nocera inizia a lavorare a una #pittura decisamente più materica, in cui anche i soggetti si spostano dalla figura al paesaggio. Interpretando un "nuovo naturalismo" che risente certamente della lezione del critico Francesco Arcangeli, soprattutto nelle cromie di derivazione morlottiana e affini al percorso più intimo di Mandelli, ma attingendo al tempo stesso a gesti e dimensioni che guardano più all'espressionismo astratto d'oltreoceano, oltre che adottando un trattamento materico di derivazione impressionista, Nocera conduce l'osservatore tra le asprezze di un bosco, sulle sponde di una vegetazione lacustre, dentro l'ambiente acquatico di un canneto. In #mostra vengono esposte alcune delle opere di grandi dimensioni, che l'artista predilige durante gli anni Settanta, come Vigne al tramonto (1973) o Degel de la Campagne veronese (1967), accanto a tele più piccole che, pur dal tratto riconoscibile, risultano di natura più intima e astratta, appartenendo probabilmente a un periodo successivo.


Il passaggio all'informale coincide con il suo distacco da #bologna, quando, a partire dal 1960, l'artista affitta uno studio a Parigi nel quartiere di Montmartre, nel cuore della scena artistica locale, accanto anche ad altri artisti italiani. Qui si immerge nell'ambiente intellettuale parigino, inizia a frequentare artisti e collezionisti, si iscrive al Sindacato Nazionale degli Artisti Francesi ed espone con regolarità al Salon des Indépendants e al Salon d'Automne. Questa alcova, che unirà finalmente il suo spirito inquieto a un contesto artistico quanto meno di respiro europeo, diventerà per lui una base fondamentale cui ritornare con costanza nella sua pendolarità con l'Italia. 


Tornato più stabile a #bologna (dove risiedeva ancora la madre) nel '79 dopo un divorzio turbolento con la prima moglie con cui l'artista aveva avviato anche la ristrutturazione di una casa nel veronese - la "ca' rossa" cui Nocera fa riferimento ossessivamente nei suoi diari più tardi -, l'artista conosce un periodo difficile, buio e isolato. L'attività pittorica riprenderà vigore solo verso la fine degli anni Ottanta grazie a una nuova musa, Felicia Muscianesi, che adotterà con amore la sua implacabile e addolorata follia creativa. Rintanato in una "salva" solitudine (da qui inizierà a firmarsi talvolta col nome Salvo) e in dialogo solo con pochi amici, l'artista inizia una nuova fase di sperimentazione, pur in una profonda inquietudine per una pratica artistica in cui fatica ormai a riconoscersi. 
Volgendo lo sguardo all'informale di tradizione francese di Jean Fautrier e Antoni Tàpies, la sua #pittura conosce nuove evoluzioni in cui la materia si fa decisamente più densa, la figura indefinita, e nuovi materiali trovano posto sulla tela negli assemblage. Se il disegno lascia spazio ad acquerelli in cui l'artista reinterpreta con non troppa convinzione il tema del paesaggio, scotch, ritagli, carte e fotocopie diventano oggetto di nuovi tentativi compositivi che, seppur rimasti per lo più incompiuti, sono testimoni del suo sguardo ai cambiamenti in corso nell'arte di quegli anni e della ricerca insaziabile che nutre la sua visione fino alla fine della sua vita. 


Il titolo scelto per la #mostra rimanda a una frase dei suoi diari: Sono sempre stato in ritardo, come minimo, di un decennio, nella quale si condensa lo stato d'animo di una figura inquieta, sempre alla prese col tentativo di afferrare il passato e di confrontarsi con una sua presunta inadeguatezza al presente. La lucidità di mano e vedute, oltre che il talento e la spontaneità che lo hanno fatto dipingere ogni giorno della sua lunga vita, fanno del suo percorso oggi quanto meno un caso che, finora sepolto, vale la pena portare alla luce.


La #mostra sarà aperta al pubblico dal 21 maggio al 23 luglio 2017 ed è visitabile gratuitamente martedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 18.30, venerdì dalle ore 15 alle 18.30.
Nel corso della sua durata avrà luogo un ciclo di conferenze che, a partire dalla presentazione dell'artista svilupperanno, grazie alla partecipazione di critici, artisti, autori e ospiti d'eccezione, una discussione sul contesto e il periodo storico in cui #salvatorenocera si è trovato a operare.


Bologna per le Arti è un’associazione culturale senza scopo di lucro nata nel 1999 per fornire unservizio diretto alla conoscenza e alla divulgazione delle arti figurative prediligendo l’area bolognese, con specifico riferimento ai periodi dell’Ottocento e del Novecento. A tal fine, l’associazione si propone di organizzare e gestire mostre, conferenze e pubblicazioni finalizzate alla valorizzazione della tradizione artistico-culturale del territorio. #bolognaperlearti realizza i propri progetti tramite la collaborazione con enti, associazioni e istituzioni di natura pubblica e privata. Dal 2010 realizza le proprie mostre annuali (oltre 200mila visitatori) presso Palazzo d’Accursio, sempre corredate dal ciclo di incontri «Dialoghi Culturali a Palazzo d’Accursio» grazie alla partecipazione dei maggiori professionisti della cultura in città e nel Paese. Dopo l’incredibile successo di pubblico delle mostre su Alfredo Protti, Flavio Bertelli e Carlo Corsi, e dopo esser stata onorata della Medaglia dal Presidente della Repubblica per  “Mario di Maria (Marius Pictor). Il pittore delle lune” e “Giovanni Romagnoli. L’eterna giovinezza del colore” l’Associazione prosegue la sua attività promuovendo la #mostra “Salvatore Nocera. Un decennio di ritardo”. 

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