logo culturemarketing
art&culture
aprile 13, 2017 - Galleria Pack Spazio22

SPAZIO|22 è lieto di annunciare la prima collaborazione con la GALLERIA CONTINUA con le personali di Kader Attia e Daniel Buren

SPAZIO|22 è lieto di annunciare la prima collaborazione con la GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana che in occasione della Miart “Artweek”, il 29 Marzo, inaugurerà presso due delle sale di SPAZIO 22 due mostre personali di #kaderattia e #danielburen
Verranno presentati lavori di due artisti francesi appartenenti a generazioni differenti, #danielburen (1938), ormai affermato sulla scena artistica internazionale da molti anni e #kaderattia (1970) che ha vinto nel 2016 il premio Marcel Duchamp, affermandosi così come promessa dell’arte francese per il futuro. 
Daniel Buren presenterà un’opera in situ.
L’artista parla così del suo lavoro in un testo del 1985 ma ancora estremamente attuale: “In situ, questa espressione, che ha accompagnato il mio lavoro in questi ultimi dieci anni, non significa solo che il lavoro è localizzato in un determinato luogo o in una determinata situazione, ma piuttosto il luogo e il lavoro in situ sono strettamente connessi e vincolati l’un l’altro.
[...]
“Lavoro in situ”, nel senso più vicino a quello che intendo, potrebbe essere parafrasato come “trasformazione del luogo ospite”. La trasformazione del luogo viene raggiunta attraverso varie operazioni, compreso l’uso del mio “strumento visuale”.
Questa trasformazione può essere fatta per lo spazio, contro lo spazio o in osmosi con esso, proprio come un camaleonte cambia colore su una foglia verde o diventa grigio su una pietra. Anche in questo caso si produce quindi una trasformazione del luogo, anche se l’elemento ad essere maggiormente trasformato è quello trasformatore. Ci sono sempre, quindi, due agenti trasformanti in azione, lo strumento che agisce sul luogo e il luogo che agisce sullo strumento, esercitando, a seconda dei casi, un’influenza più o meno marcata sull’altro.
[...]
Infine, “in situ” nella mia mente significa che c’è un collegamento volontario tra lo spazio di ricezione e il “lavoro” che qui è fatto, presentato ed esposto. Questo si applica senza nessuna eccezione al mio lavoro che è stato fatto qui e altrove dal 1965.” 
Kader Attia presenterà, tra le altre, l’opera dal titolo Repair, Culture’s agency 2. Prodotto nel 2014, questo lavoro si compone di una #scultura in marmo e di un pannello in legno chiamato Ketab che anticamente veniva utilizzato nella tradizione Nord Africana per memorizzare i testi del Corano. 
Attia parla così del suo lavoro: “Dopo aver trovato il primo pannello in un mercato marocchino, ho scoperto che mio padre, da ragazzo, usava pannelli simili per memorizzare i passaggi del Corano. In sostanza, questi Ketabs sono libri su cui i giovani scrivevano e riscrivevano testi sacri presi dal Co- rano, dovendoli poi imparare a memoria in modo da diventare persone brave ed oneste. 
I pannelli venivano poi lucidati e immersi in una preparazione liquida di creta che, asciugandosi, creava uno strato impermeabile dove gli studenti potevano scrivere.
I brani erano riscritti fino a quando non venivano memorizzati, solo in quel momento gli studenti erano autorizzati a lavare il pannello e ripetere il trattamento per scrivere ed imparare un nuovo testo”. 
L’idea di creare nuovi dittici con i Ketab è venuta all’artista durante la realizzazione dell’opera Continuum of Repair: The Light of Jacobs Ladder alla Whitechapel Gallery di Londra. L’idea della storia, della memoria e della tradizione è profondamente collegata sia al Ketab che al soldato di marmo; in entrambi i casi sono infatti facilmente visibili segni di riparazione; si viene così a creare un’analogia tra l’elemento non occidentale (Ketab) e le ferite sulla #scultura in marmo raffigurante un soldato ferito nella Prima Guerra Mondiale (elemento occidentale), mettendo in risalto il trauma psicologico in seguito a dolori fisici che spesso accompagna i veterani di guerra al loro rientro in patria, portandoli alla pazzia o addirittura al suicidio. 
L’anello di congiunzione fra culture così distanti consiste quindi nelle diversità stesse che ci caratterizzano fin dai tempi più antichi dell’umanità. 
Daniel Buren vanta attività nei più famosi centri di #arte contemporanea del mondo.
Nato a Boulone-Billancourt (Parigi) nel 1938, ama ridurre la propria biografia affermando che “vive e lavora in situ”. Nel 1986, su commissione del Presidente della Repubblica Francese Mitterrand, l’artista realizza nel cortile d’onore del Palais Royal la sua opera permanente più discussa “Le Deux Plateaux”. Nello stesso anno rappresenta la Francia al Padiglione dei Giardini della Biennale di Venezia, vincendo il Leone d’Oro.
Musei come il Beaubourg Centre Pompidou di Parigi, nel 2002, o il Guggenheim di New York, nel 2005, gli hanno dedicato ampie mostre personali e la sua presenza non manca nelle più accreditate collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.
Nel 2007 è stato insignito del prestigioso Praemium Imperiale. Nel 2012 ha esposto al Gran Palais di Parigi in occasio- ne della quinta edizione di Monumenta. 
Kader Attia nasce nel 1970 nei sobborghi parigini di Seine-Saint-Denis da famiglia algerina. Attualmente vive e lavora a Berlino e Algeri. L’artista espone per la prima volta in Italia nel 2003 nell’ambito della 50° Biennale di Venezia.
Nel 2005 prendere parte alla 8° Biennale di Lione; nel 2007 realizza la sua prima personale negli Stati Uniti presso l’ICA di Boston. Nel 2009 prende parte alla Triennale di Parigi e alla Biennale dell’Havana. 
Premiato alla Biennale del Cairo nel 2008, vince nel 2010 l’Abraaj Capital Prize e il Smithsonian Artist Research Fellowship Program.
Nello stesso anno prende parte alla Biennale di Sydney, alla Biennale di Busan in Corea e alle mostre al Centre Georges Pompidou di Parigi, all’Arab Museum of Modern Art di Doha in Qatar, alla Haus der Kunst di Monaco in Germania. 
Nel 2011 espone alla IV° Biennale di Mosca, alla Biennale di Dublino e in altre numerose sedi internazionali tra queste il Mori Museum di Tokyo, il Centre Pompidou di Parigi, la Tate Modern di Londra e la Sharjah Art Foundation di Sharjah. Nel 2012 espone al MoMA di New York, alla Documenta (13) a Kassel, al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris. Nel 2013 è alla Whitechapel di Londra e al Kunst Werke Museum di Berlino. Nel 2014 prende parte alla Biennale di Kochi in India, a quella di Poznan in Polonia e nel 2015 a quella di Lione. Nel 2016 vince il Premio Marcel Duchamp ed espone al Centre Pompidou di Parigi, al Solomon R. Guggenheim Museum di New York, alla 12° Biennale di Dakar in Senegal, alla Biennale di Marrakech in Marocco e al Museum für Moderne Kunst di Francoforte. 
Mostre personali - #kaderattia e Daniel Buren 
30 marzo - 28 maggio 2017 
GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana come ospite di SPAZIO 22

Viale Sabotino, 22 - Milano