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luglio 03, 2017 - Arte Sella

Il Quartetto per la fine dei tempi di Olivier Messiaen

È figlio della reclusione, della privazione, della mancanza di libertà il Quatuor pour la fin du temps di Olivier Messiaen. Nasce infatti, il 15 gennaio del 1941, tra le baracche gelide e spazzate dal vento del campo di concentramento di Görlitz, nell’Alta Slesia. Lo scrive un prigioniero, lo eseguono quattro detenuti, lo ascoltano quattrocento deportati: tutti stremati dalla fame e dal gelo, ma - raccontano le cronache - immersi in un silenzioso religioso. Messiaen compone il quartetto in due mesi, lavorando di notte, usando una matita e una gomma regalate dal comandante delle SS. E lo immagina per gli strumenti dei suoi tre compagni di prigionia, tre musicisti di valore che il caso ha portato nel campo: il violino di Jean le Boulaire, il violoncello di Etienne Pasquier, il clarinetto di Henri Akoka. Per se stesso riserva la parte del pianoforte. Le otto “preghiere” che compongono il Quartetto non sono un lamento, un grido di dolore, una protesta, al contrario, sono una riflessione profonda, ispirata all’Apocalisse di San Giovanni, sul valore del tempo, anzi dei tempi: il tempo della fede, il tempo della filosofia, il tempo della #musica. È infatti alla religione, al pensiero critico e al suono che Messiaen chiede le ragioni del dolore e le speranze di una possibile liberazione.

Maggiori informazioni nel comunicato stampa da scaricare

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