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art&culture
luglio 07, 2017

BOLOGNA EXPERIENCE - UMARELLS NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

Un capannello di umarells ci si para davanti. Scuotono la testa, borbottano in dialetto bolognese. Sono qui per accoglierci? Sembrerebbe di no. Danno le spalle all’ingresso, tutto il loro interesse è calamitato verso qualcosa oltre il nostro sguardo, e che possiamo solo immaginare.

Stiamo entrando a Palazzo Belloni, e all’altezza del guardaroba ci spogliamo dei nostri abiti per trasformarci a nostra volta in umarells, i canuti “guardiani dei cantieri”, bolognesissimi ma universali personaggi delle storie dell’antropologo urbano Danilo “Maso” Masotti, una delle anime della mostra.

Gli umarells sono una figura paradigmatica del nostro approccio a #bologna Experience: anche noi diventiamo esploratori attivi, commentatori pungenti, occhi talvolta indiscreti pronti a immergersi nelle pieghe della città. Ci troviamo davanti a una mostra che è un cantiere aperto, in continua mutazione.


Questo capovolgimento ironico della prospettiva è una delle cifre interpretative di #bologna Experience: i visitatori si muovono all’interno degli spazi in libertà, non esiste un senso di visita, un percorso obbligato, e di conseguenza una chiave di lettura univoca. Nessun filo di Arianna per indicare la via a chi si perde. Al contrario, “perdersi è l’obiettivo”.


È questo il concept elaborato dagli ideatori, Claudio Mazzanti e Patrizio Ansaloni di Loop (già noti per Piccionaia, Torre Aumentata, Recondite Formelle, ecc.) e prodotto da con-fine Art, azienda specializzata nella produzione e realizzazione di mostre, nata dalla collaborazione di tre soggetti: con-fine Edizioni, Loop srl e Poligrafici Editoriale Spa. Dopo il grande successo di Dalí Experience, tornano a proporre il loro modo, provocatorio e spiazzante, raffinato e seducente, di creare percorsi espositivi diversi dalla Mostra tradizionale.


Bologna Experience propone al pubblico di abbandonare i panni dello spettatore e diventare attore della propria esperienza di scoperta della città. Palazzo Belloni diventa la sede di un nuovo modello esplorativo, che invita a immergersi alla ricerca dell’anima di #bologna. Qualcosa che non si “spiega”, ma si vive in prima persona, qui e ora.


Palazzo Belloni, uno spazio di circa 800 metri quadrati, nel cuore di #bologna, è stato messo al servizio di una sfida: ripensare i luoghi espositivi come luoghi di passaggio, aperti verso l’esterno, in piena osmosi con il territorio. La nuova società che gestisce Palazzo Belloni, con-fine Art, ha immaginato la mostra come un evento che coinvolge tutta la città.


Bologna Experience non è un museo, né una mostra didattica, né un parco giochi, ovvero una messa in scena virtuale a uso e consumo delle aspettative del pubblico. È essa stessa un’esperienza, multimediale e interattiva.


Videoproiezioni immersive, visori di realtà virtuale con riprese a 360°, biciclette interattive per scoprire il territorio, ologrammi, pareti touch interattive permettono di esplorare il passato, il presente e il futuro della città. #bologna Experience utilizza con creatività le nuove tecnologie,mettendole al servizio di un’idea forte quanto ambiziosa: raccontare ai turisti, ma anche ai bolognesi, lo spirito di questo luogo.


  • DOVE NULLA È COME SEMBRA


Siamo nelle cantine di Palazzo Belloni, con i caratteristici archi in cotto. Ma non siamo scesi per il vino. Qui sotto ci sono i camerini degli artisti legati alla città, con la stella sulla porta, come da tradizione hollywoodiana. Leggiamo: Luca Carboni, Cesare Cremonini, Fausto Carpani – il più importante cantautore dialettale - Paolo Mengoli, Andrea Mingardi, e l’accoppiata Gianni Morandi e Lucio Dalla, che condividono un camerino. Sono partner in uno spettacolo? Ed è solo l’inizio, altri grandi nomi si aggiungeranno nei mesi dell’esposizione, in un crescendo di sorprese. La curiosità incalza, giriamo la maniglia, entriamo e ci troviamo in bagno. E all’improvviso – come se la situazione non fosse già abbastanza onirica e folle - sentiamo cantare un motivetto. Sono loro, nel loro luogo più intimo!

A #bologna Experience nulla è ciò che sembra. Gli spazi funzionali, come i bagni, il vestiario, i corridoi, diventano parte di questa “opera totale”, invitando i visitatori a interagire, esplorare e scoprire, anche in modo giocoso.

A dominare sono le percezioni sensoriali, in un rovesciamento del famoso “Do not touch” che campeggia sui cartelli in molti musei. Al contrario, bisogna “toccare con mano”, manipolare, ascoltare. Le distanze tra osservatore e installazioni si annullano in un gioco attivo che coinvolge l’immaginazione e rende partecipi dell’esperienza.


I corridoi da semplici cerniere e punti di passaggio diventano un’articolazione dell’esposizione, come sono nella real life i portici di #bologna. I visitatori attraversano portoni, curiosano dalle finestre, scoprono i canali, le strade, e parallelamente conoscono aneddoti e particolarità della città. I dettagli architettonici e le viste panoramiche si sovrappongono componendo un punto di vista lontano dall’obiettività delle guide turistiche e vicino all’esperienza emotiva e sensoriale di chi vive la città.


Sulle pareti dei bagni si possono leggere espressioni dialettali colorite, che diventano progressivamente sempre più lubriche e perché no, “cattive” – un omaggio all’autenticità del vernacolare, antitesi del politicamente corretto – fino a sconfinare in una vera gara di insulti linguisticamente molto divertente che investe l’ascoltatore che si trova, per caso o per scelta, in mezzo ai contendenti.

Una video #installazione che vede protagonisti i personaggi della storia bolognese dell’11-12° secolo, epoca in cui i conflitti tra famiglie e potentati esplosero in tutta la loro violenza.


Anche il semplice atto di osservare, all’interno di questi spazi, diventa un modo per vivere la città. Basta accomodarsi a bordo della linea 13: uno dei corridoi si trasforma in autobus, invitando il pubblico a sedersi sui classici sedili in plastica e lasciare errare lo sguardo attraverso i finestrini. Al di là scorrono le immagini di tutto ciò che si può osservare viaggiando sulla linea 13, la più lunga – un’ora da capolinea a capolinea - passando per il centro e le periferie. A seconda del momento in cui si entra in questa sala si avrà la possibilità di ammirare una diversa tratta del percorso.


Una delle sale privilegia maggiormente il senso del tatto utilizzando una tecnologia molto avanzata: la parete è coperta da disegni realizzati con vernici particolari, a base di grafite (elemento conduttore) e si attiva con il tocco, dando vita a un’elaborazione grafica in movimento, che rielabora artisticamente immagini della città.


In ogni caso a dominare sono le percezioni sensoriali, in un rovesciamento del famoso “Do not touch” che campeggia sui cartelli in molti musei. Al contrario, bisogna “toccare con mano”, manipolare,

ascoltare. Le distanze tra osservatore e installazioni si annullano in un gioco attivo che coinvolge l’immaginazione e rende partecipi dell’esperienza.


  • INSEGUENDO I BOLOGNESI


“Qui è dove andavo quando “facevo fuga” da scuola, lì è dove mi sedevo ad aspettare una ragazza, qui è dove mi sono perso da bambino, lì dentro ho passato interi pomeriggi d’estate”.

Facciamo “zapping” tra i racconti di chi #bologna la vive quotidianamente, e ha intrecciato la sua storia a quella collettiva. Basta accostare l’audiopen alla foto di un volto o di un luogo particolare, e scopriamo un patrimonio di aneddoti e sensazioni. In tantissimi hanno risposto all’appello, scegliendo un luogo preciso di #bologna, una strada, un numero civico, e regalando una parte dei loro ricordi.

Ognuno possiede la sua ricca “geografia sentimentale”, che a #bologna si popola di slang e termini incomprensibili ai forestieri. Il bolognese è uno dei fili conduttori di #bologna Experience. Serve per veicolare i segreti di #bologna, come il fiabesco “abracadabra” schiudeva l’ingresso di una caverna ricca di tesori.

“Dammi il tiro” si dice ancora a #bologna, per chiedere di aprire il portone di casa: un’espressione sconosciuta al di fuori dei confini della città. E proprio il tiro, termine radicato nell’architettura urbana, è dedicata una parte della mostra. Stiamo entrando in una dimensione speciale, in cui la lingua permette di penetrare il “mistero” della città.


I visitatori possono entrare in contatto con le voci del presente, che fanno da contraltare a quelle del passato, raccontate attraverso i blasoni e gli stemmi dell’Archiginnasio, antica sede dell’Università di #bologna. I simboli araldici sono legati a studenti illustri che hanno vissuto la città, e oggi rivivono in una galleria degli antenati di grande effetto.


Uno dei corridoi è arricchito con immagini e fotografie che riprendono gli stessi scorci nel passato e nel presente, in un gioco-dialogo (“Déjà View”) tra diverse atmosfere e epoche storiche mediato dall’intervento materiale del visitatore, che sceglie cosa vedere manipolando l’installazione.


Ma se l’anima di #bologna fosse racchiusa in una stanza, sarebbe sicuramente la cucina. L’alimentazione è una delle principali chiavi di lettura che ci permettono di comprendere, ma soprattutto di gustare, la” bolognesità”: un patrimonio di cui i bolognesi sono giustamente gelosi, ma che hanno saputo regalare al mondo intero. La gastronomia Made in Italy è fortemente legata alla cultura gastronomica dell’Emilia-Romagna e di #bologna in particolare, frutto anche di una visione che ha saputo unire produzione industriale e piccole aziende. L’esplorazione del tema del cibo è affidata a due testimonial d’eccezione, Giancarlo Roversi e Duccio Caccioni.I visitatori sono invitati a sedersi a tavola di fronte a questi interlocutori, che attraverso uno schermo attivato dalla presenza di un “commensale” racconteranno, in dialetto bolognese, la cucina e l’arte culinaria della città.



Un momento siamo dentro una mostra, e quello dopo stiamo pedalando verso le colline, levandoci in piedi per pigiare con più energia sui pedali. Eppure non abbiamo lasciato Palazzo Belloni. Siamo su una Gooble bike, fornita da Wayel ElectricBikes, inserita in un home trainer e dotata di un display, secondo un progetto sviluppato da professori e studenti dell’Istituto tecnico Oddone Belluzzi di #bologna, vincitore del primo premio alla Marker Fair di Roma nel 2013.

Pedalando si osserva cambiare la strada davanti a sé, in un’ottica street view – integrata con Google - una prospettiva che riproduce con precisione fotografica il percorso: un’esplorazione attiva ed emozionante del centro ma anche dei dintorni della città. A seconda della pendenza reale dell’itinerario, si attivano dei freni e aumenta o diminuisce lo sforzo, restituendo le sensazioni di una vera pedalata.


Sono diverse le installazioni che invitano a uscire dai classici percorsi turistici.

A partire dalle proiezioni 3D: L’immagine non è circoscritta a una cornice, ma dilaga in ogni direzione, si proietta ma soprattutto ci proietta all’esterno, a contatto con gli scorci di #bologna e dei suoi dintorni. Specialmente in luoghi di difficile accesso, raramente inseriti nei percorsi di visita e spesso ignoti ai bolognesi stessi.

Tanti i tesori raccontati, anche attraverso strumenti immersivi come i visori: abbinati a video e immagini ripresi a 360° permettono di esplorare location poco conosciute se non addirittura private, normalmente chiuse ai visitatori.


Un viaggio tra palazzi, dimore storiche e ville, corti, scaloni e sale affrescate, come quelle del Collegio di Spagna, in pieno centro, abitualmente chiuso alle visite: una vera enclave sotto giurisdizione spagnola, che ha ospitato personaggi come Cervantes e Carlo V. Racchiude un meraviglioso cortile interno circondato da un porticato, e – si dice – la più antica aula universitaria bolognese.

Lontano dalla cerchia, nella pianura bolognese troviamo le ville senatorie delle più illustri famiglie cittadine dei secoli scorsi, visitabili soltanto in occasione di eventi particolari. 

Altre chicche attendono i visitatori: dal Castello di San Martino di Soverzano, una fortezza medievale dalle atmosfere fiabesche, con torri, fossati e ponte levatoio, ai bastioni naturali del Contrafforte Pliocenico, un maestoso allineamento di pareti arenarie dal grande interesse geologico, un “libro” in cui li può leggere una storia antica milioni di anni.

Luoghi segreti e ricchi di fascino sono gli stabilimenti industriali che da decenni simboleggiano il Made in Italy e rappresentano il volto operoso e ricco di idee dell’Emilia: Lamborghini, Ducati, Carpigiani, Marposs e Il Resto del Carlino aprono le loro porte e si concedono allo sguardo del visitatore.


Due boccioni di vetro destano meraviglia: all’interno si materializzano magicamente degli oggetti, per poi dissolversi. È la “holowunderkammer” dei musei, cheapplica la tecnologia degli ologrammi. Una “camera delle meraviglie”, ricca di memorabilia, tra cui alcune delle più interessanti testimonianze storiche, artistiche e culturali della città. Così si riuniscono in un solo contenitore ciò che abitualmente trova posto in tante diverse realtà museali, fondazioni, archivi, palazzi storici, sedi di enti pubblici e privati, ville.


  • BOLOGNESI DOC


Una “mostra” con #bologna, e non su #bologna: l’obiettivo è stato raggiunto coinvolgendo tutti gli attori culturali della città, tra enti pubblici e privati, fondazioni e aziende, associazioni e personalità accademiche. Senza contare i tantissimiprivati che hanno aperto le loro case, ville e giardini. Particolarmente importante è stato il contributo dei principali e più noti esperti di vita culturale, arte, architettura, cibo legati a #bologna, indispensabili consulenti.


Danilo “Maso” Masotti

Antropologo urbano, autore di celebri pubblicazioni dedicati alla #bologna popolare, con il suo slang, le sue consuetudini – a volte incomprensibili per i forestieri – è un appassionato culture e cantore degli umori cittadini. Unisce rigore osservativo e ironia, facendo proprio lo spirito bolognese, incline alla burla gentile.


Eugenio Riccomini

Direttore di Palazzo Diamanti a Ferrara, dei musei civici di #bologna, professore universitario, grande divulgatore, autore di progetti educativi dedicati alla storia dell’arte, responsabile del restauro della facciata di San Petronio a #bologna e delle cupole del Correggio a Parma. L’arte è il suo elemento, e crede fortemente nella sua comunicabilità.


Luigi Lepri

Luigi Lepri, alias Gigén Lîvra, è uno dei più noti cultori e studiosi della lingua bolognese. È autore di numerosi testi tra cui spicca il Dizionario Bolognese-Italiano Italiano-Bolognese, scritto con Daniele Vitali. Talento multiforme, autore di rubriche in bolognese e sul bolognese, è un acceso sostenitore del valore del dialetto come stile di vita.


Roberto Serra

È uno dei più strenui sostenitori del dialetto bolognese, chiave per penetrare l’anima di un luogo e veicolo di un’identità che non deve essere cancellata. Ecco perché lo insegna al pubblico animando le lezioni in bolognese.


Giancarlo Roversi

Giornalista e scrittore, è fondatore e direttore di diverse riviste di cultura, turismo ed enogastronomia, fra cui Menù Magazine, dedicato alla ristorazione e alla buona cucina. È autore di numerosi libri e saggi di tema storico, artistico e di costume, in particolare legati alla cultura e alle culture del cibo, alla comunicazione e alla storia della pubblicità.


Duccio Caccioni

Direttore Marketing&Qualità del Centro AgroAlimentare di #bologna (CAAB), Duccio Caccioni è un agronomo dall’esperienza e dalle competenze enciclopediche, già ricercatore all'Università di #bologna, agronomo in numerosi Paesi in Via di Sviluppo, docente presso le università di #bologna, Parma, Palermo, Oslo e Glasgow.


Roberto Colombari

Di formazione economista, appassionato da sempre di storia, studia da più di vent'anni la #bologna medievale. Docente di storia locale medievale e antica, è autore di una fortunata serie di romanzi ambientati nel Medioevo.


Fausto Carpani

Il più importante dei cantanti bolognesi odierni. Scoperto dal Festival della canzone bolognese del 1988, ha vinto il Festival del 1989 diventando il menestrello di #bologna, dalla forte verve antimilitarista e sociale, il cantore della memoria collettiva di tutta una comunità.


INFORMAZIONI

BOLOGNA EXPERIENCE

UMARELLS NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

1 giugno-8 ottobre

Palazzo Belloni, via Barberia 19

Orario

Martedì, mercoledì, giovedì e domenica ore 10.00 - 20.00

Venerdì e sabato ore 10.00 - 23.00

Lunedì CHIUSO


La biglietteria chiude un'ora prima

ELENCO APERTURE STRAORDINARIE MOSTRA
2 giugno ore 10.00 – 23.00

15 agosto ore 10.00 – 20.00

4 ottobre ore 10.00 – 20.00


Per ulteriori informazioni www.bolognaexperience.it


N.B. per eventuali altre aperture e/o chiusure straordinarie consultare la pagina dedicata alle informazioniwww.palazzobelloni.com/home/informazioni/ 

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