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art&culture
agosto 01, 2019 - Museo MADRE

Liam Gillick, 'In piedi in cima a un edificio: Film 2008-2019'

Liam Gillick

In piedi in cima a un edificio: Film 2008-2019

a cura di Alberto Salvadori, Andrea Viliani

22.06-14.10.2019

La Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee presenta la prima #mostra retrospettiva dedicata esclusivamente ai film di #liamgillick (Aylesbury, UK, 1964), uno dei più importanti artisti contemporanei a livello internazionale. In piedi in cima a un edificio: Film 2008-2019 / Standing on Top of a Building: Films 2008-2019, a cura di Alberto Sal- vadori e Andrea Viliani, per la prima volta approfondisce la produzio- ne video-filmica di Gillick in un allestimento site- specific concepito dall’artista appositamente per la #mostra al #museo Madre.

A partire dai primi anni Novanta, Gillick ha prodotto opere che includono diversi media – l’installazione, la scultura, l’intervento testuale, il video, il suono e l’animazione digitale –, e che si sostanziano nella relazione con un’intensa produzione teorica e critica. Al centro della pratica artistica di Gillick risiede un insieme complesso di temi di estrema attualità e tra lo- ro profondamente correlati: la relazione con lo spazio, inteso non solo come fisico ma anche politico, sociale ed economico; la centralità del ruolo dello spettatore quale agente attivo e produttore di significato (l’artista ha contribuito, in questo senso, anche a delineare quelle che il cri- tico e curatore Nicholas Bourriaud ha definito, negli anni Novanta, “esteti- che relazionali”); il mondo della comunicazione e i rapporti di interdi- pendenza tra economia tardo-capitalista, #arte e istituzioni. Fin dai suoi esordi, infatti, Gillick ha posto il confronto con lo spettatore al centro del suo lavoro di ricerca, attraverso la creazione di situazioni – sia formali che performative – in cui sono messi criticamente in discussione alcuni parame- tri legati alla fruizione dell’arte, al funzionamento delle istituzioni ad essa deputate, quali i musei, alla creazione e alla trasmissione del concetto di “valore”.

Dal 1995 Gillick ha prodotto una serie di sculture e installazioni che sono diventate tra le più sue opere più iconiche, una selezione delle quali chiude il percorso di #mostra. Basate su semplici strutture modulari in metallo e ple- xiglas derivate dall’architettura di rinnovamento, sviluppo e branding, opere come le sue Discussion Platforms nascono dalla riflessione sui nuovi spazi urbani e sui processi lavorativi tipici del neo-liberismo. I controsoffitti dai colori vivaci e gli schermi fissi rimandano direttamente alla storia del Mi- nimalismo e all’uso di forme pure, materiali e procedure mutuate principal- mente dal lavoro dell’artista americano Donald Judd. Tuttavia, il lavoro di Gillick ha incluso un nuovo approccio relazionale con il pubblico. Le opere diventano lo sfondo per un’azione non diretta, perdono la loro autonomia: dispositivi d’inquadramento che suggeriscono luoghi di ritrovo e di sociali- tà, riflettono la nuova fluidità delle interazioni, volontarie e forzate, emerse a partire dagli anni Novanta. Queste opere rivelano come la tradizione del Minimalismo sia stata neutralizzata e inglobata dall’industria dell’intrattenimento e dalla corporate culture contemporanea. Una simile sintesi tra riferimenti interni alla storia dell’arte e un discorso di natura ana- litica sul presente è al centro anche delle opere e delle installazioni realizza- te dall’artista nel decennio successivo, in cui colori brillanti e strutture mo- dulari sono spesso utilizzati per modificare lo spazio-tempo dell’incontro con il visitatore. In questi interventi, che assottigliano ambiguamente la di- stinzione tra scultura, installazione, intervento architettonico e design, l’artista include molteplici riferimenti anche alla storia dell’astrazione geo- metrica (dal Bauhaus fino all’Arte Cinetica), esplorando le intersezioni tra le ambizioni utopiche e sociali di questi movimenti e le loro successive artico- lazioni nel mondo della comunicazione, dell’arredamento civico e urbano e della corporate identity contemporanea.
La #mostra al Madre presenta, per la prima volta insieme,
i più importanti video e film di Gillick realizzati dal 2008 in poi, in un allestimento da lui stesso concepito per integrare le opere – proiettate o su monitor – nell’architettura del museo. Per la prima volta il pubblico può così appro- fondire la componente più intima della ricerca dell’artista, costituita da ope- re video-filmiche che spesso nascono all’interno dell’ambiente domestico, nella casa-studio di Gillick a New York, dove le sue idee fluiscono e prendono forma. Rispetto alle opere scultoree o installative, video e film appaio- no, in tal senso, come un’ulteriore elaborazione ed estensione della ricerca di Gillick sul valore dell’interpretazione quale compito infinito, che non può mai dirsi esaurito. Nell’opera dell’artista la pura interpretazione diviene strumento di costruzione narrativa e il linguaggio diventa quanto di più de- cisivo vi sia nell’ermeneutica contemporanea. Gillick elegge la sua opera filmica a paradigma dell’intuizione, intesa come rappresentazione critica in cui il soggetto è contestualizzato e analizzato, anche in sua assenza. I veri protagonisti di queste opere sono infatti spesso altrove, o fuori scena, occu- pando la stessa posizione dello spettatore. Gillick richiama così, nei suoi vi- deo-film, una delle opere fondamentali della storia dell’arte moderna, Las Meninas (1656) di Diego Velázquez. Il pittore spagnolo, in questo suo qua- dro, #mostra se stesso mentre guarda l’osservatore, si rappresenta nell’atto di rappresentare, a sua volta, i suoi veri modelli fuori scena, il Re e la Regina di Spagna, visibili nel quadro solo indirettamente, attraverso un tenue rifles- so su uno specchio in fondo alla stanza. Analogamente Gillick è sempre presente, come soggetto-oggetto di ogni suo film. Anche se non lo vediamo, l’artista siede al tavolo di lavoro all’interno della sua casa-studio, mentre os- serva ed esplora il mondo intorno a sé. Nel percorso di #mostra al Madre, ogni sala è contrassegnata da interventi differenti ma fra loro rispondenti (manifesti, pitture e scritte murali, scansione temporizzata delle colonne so- nore rispetto alle immagini), che delineano un percorso conoscitivo ancor prima che di visita.

Tra le principali mostre personali di #liamgillick:The Light Is No Brighter, CAC-Contemporary Art Centre, Vilnius (2017); Campaign, Serralves Mu- seum, Porto (2016-2017); All-Imitate Act, Stedelijk Museum, Amsterdam (2015); From 199C to 199D, Magasin-Centre National d’Art Contemporain, Grenoble (2014); From 199A to 199B: Liam Gillick, Hessel Museum of Art, Bard College, New York (2012); A Game of War Structure, IMMA-Irish Museum of Modern Art, Dublino (2011); One long walk... Two short piers..., Bundeskunsthalle, Bonn (2010); Three Perspectives and a Short Scenario, Witte de With Center for #contemporaryart, Rotterdam, Kunsthalle, Zurigo (2008), Museum of #contemporaryart, Chicago (2009);A Short Text on the Possibility of Creating an Economy of Equiva- lence, Palais de Tokyo, Parigi (2005); 2003 Projects 79: Literally, MoMA-Museum of Modern Art, New York (2003); Annlee You Proposes, Tate Bri- tain, Londra (2001). Tra le principali mostre collettive: Adventures of the Black Square: Abstract Art and Society 1915–2015, Whitechapel Gallery, Londra (2015); Une Histoire: Art, Architecture, Design des années 1980 à nos jours, Centre Pompidou, Parigi (2014); 9 artists, Walker Art Center, Minneapolis (2013). Nel 2015 l’artista ha partecipato alla Biennaledi Istan- bul e alla Biennale di Mosca; nel 2009 ha rappresentato la Germania alla Biennale di Venezia. Gillick ha ricevuto il Paul Cassirer Kunstpreis (Berli- no, 1998) ed è stato nominato al Turner Prize (Tate Modern, Londra, 2002) e al Vincent Award (Stedelijk Museum, Amsterdam, 2008).

La #mostra è stata realizzata integralmente con fondi POC (PRO- GRAMMA OPERATIVO COMPLEMENTARE) 2014-2010

www.madrenapoli.it