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dicembre 02, 2019 - Marazzi group

MARAZZI @ GIO PONTI. Amare l'Architettura.

Dal 27 novembre 2019 al 13 aprile 2020 al #maxxi #museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di #Roma la #mostra Gio Ponti Amare l’architettura

Nella sezione “L’architettura è un cristallo” due composizioni interpretano l’iconica piastrella Triennale disegnata nel 1960 da Gio Ponti e Alberto Rosselli per Marazzi.

Forma, corpo e le 4 curve di Triennale nelle nuove fotografie di Adrian Samson per Marazzi.

Triennale, la piastrella quattro volte curva disegnata da Gio Ponti e Alberto Rosselli per Marazzi nel 1960, è in #mostra al #maxxi #museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di #Roma all’interno della grande retrospettiva che, a quarant’anni dalla scomparsa, raccoglie materiali archivistici, modelli originali, fotografie, libri, riviste e classici del #design sulla figura di Ponti architetto. L’esposizione, curata da Maristella Casciato e Fulvio Irace con Margherita Guccione, Salvatore Licitra, Francesca Zanella e realizzata in collaborazione con CSAC - Centro studi e archivio della comunicazione dell’Università di Parma e Gio Ponti Archives, mira a studiare e comunicare la poliedrica attività di Gio Ponti a partire dal racconto della sua rivoluzionaria ricerca sull’architettura, ‘scenario e soccorso della nostra vita’. Nella sezione della #mostra “L’architettura è un cristallo”, i curatori della #mostra hanno scelto di interpretare Triennale come forma d’arte, generatrice di altre forme, nel rispetto del concetto di forma finita di Ponti. Le due composizioni, entrambe realizzate con Triennale in gres nero, una in formato 30x46,5 e una in formato 10x15,5 cm -, fanno da cornice a bozzetti originali disegnati da Gio Ponti. Triennale è oggi una forma iconica che trascende superficie e contesto e può essere applicata a qualsiasi collezione Marazzi, con qualsiasi palette o texture, e che continua ad affascinare architetti, designer e artisti. Adrian Samson, il fotografo londinese che ha recentemente ritratto Triennale, a proposito del suo lavoro ha commentato: “Mi sono innamorato dei colori e dei disegni di queste piastrelle iconiche. Mi sembravano oggetti d’arte. Non volevamo usare nessun materiale aggiuntivo, ma solo lavorare con la loro forma, il loro corpo, esaltandone la sensualità”.